
Post di Pace...
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Dopo trent'anni di guerra e oltre quindicimila morti, i ribelli separatisti del Fronte unito di liberazione dell'Assam (Ulfa) si dic...
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“Non perdete la speranza”. Bagno di folla ieri per il primo discorso dopo la libertà della leader birmana Aung San Suu Kyi. Vestita di...
giovedì 25 novembre 2010

mercoledì 24 novembre 2010
Haiti, il colera non da tregua. Sono 1344 le vittime. L'Onu è sotto accusa
Attivista tibetano condannato a morte
Proposta Letteraria...Il bambino con i petali in tasca
venerdì 19 novembre 2010
Storie di Pace...Temple Grandin

giovedì 18 novembre 2010
Liberato dissidente cubano
lunedì 15 novembre 2010
Finalmente libera Aung San Suu Kyi
“Non perdete la speranza”. Bagno di folla ieri per il primo discorso dopo la libertà della leader birmana Aung San Suu Kyi.
Vestita di blu con un fiore giallo tra i capelli la dissidente birmana Aung San Suu Kyi, liberata sabato dalla giunta militare dopo 7 anni di arresti domiciliari, ha parlato ieri dalla sede del suo partito, la Lega Nazionale per la Democrazia, a Rangoon, davanti a 40 mila persone. “Non perdete la speranza – ha esortato alla folla – C’è democrazia quando il popolo controlla il governo. Accetterò che il popolo mi controlli. Dovete resistere per quello che è giusto. Alla base della libertà democratica deve esserci la libertà di parola.” L’icona della dissidenza birmana ha bisogno del suo popolo e ha detto di “non temere le responsabilità”, aggiungendo di “aver bisogno dell’energia della popolazione” e che ha intenzione di lavorare “per migliorare il livello di vita” in Birmania. “Se vogliamo ottenere quello che vogliamo, dobbiamo farlo nel modo giusto”. La leader democratica birmana ha detto di non nutrire ostilità nei confronti di chi la ha privata della libertà per tanti anni e di essere stata trattata bene. “Gli ufficiali della sicurezza mi hanno trattato bene. Voglio chiedere loro di trattare bene anche il popolo”, ha aggiunto.
Tra le prime questioni di cui si occuperà, secondo gli osservatori, ci sarà la revoca delle sanzioni internazionali, un provvedimento che in passato Suu Kyi aveva appoggiato, ma che ora ritiene colpisca il popolo e non la giunta militare.
sabato 6 novembre 2010
Attacco sventato
L’FBI ha arrestato in Virginia un americano di origine pachistana che progettava di far saltare in aria alcune stazioni metro dell’aria di Washington. L’uomo, 34 anni, aveva incontrato più volte negli ultimi mesi agenti sotto copertura che fingevano di essere emissari di Al Qaida. Il sospetto terrorista aveva detto agli agenti che intendeva uccidere più persone possibile in attacchi simultanei contro almeno quattro stazioni della metropolitana della capitale nel corso del 2011.
Torture, l’ONU chiede indagini a USA e Iraq
L’Alto Commissario ONU per i Diritti Umani, Navi Pillay ha chiesto a Washington e Baghdad di indagare sulle accuse di torture emerse dai documenti riservati del Pentagono sulla guerra in Iraq diffusi dal sito Wikileaks. In un comunicato pubblicato su sito dell’ONU, la Pillay sottolinea che secondo i documenti gli americani hanno continuato a consegnare prigionieri agli iracheni pur sapendo che questi praticavano le la tortura. Secondo la Pillay, i documenti denunciano gravi violazioni delle leggi internazionali a protezione dei diritti umani e indicano come molti civili siano stati uccisi in maniera sommaria. Al momento l’Iraq non ha ratificato la sua adesione alla Convenzione contro la tortura e quindi i funzionari dell’ONU non possono esigere di ispezionare le carceri del Paese. Dal canto suo in alcune interviste, il fondatore di Wikileaks, Julian Assange, rivela che “qualcuno, come Daniel Ellsberg, l’uomo che nel 1971 svelò i documenti del Pentagono sulla guerra del Vietnam, sostiene che la mia vita è in pericolo”. “Credo che un rischio ci sia – precisa -, piccolo ma non insignificante. C’è un rischio serio che venga processato e arresto. Stanno cercando di montare un caso di spionaggio contro di me e altri membri dell’organizzazione”. E in effetti alcuni esponenti della destra statunitense, irritati per la fuga di notizie riservate che il Pentagono non è riuscito ad arginare, propongono di trattare Assange come combattente nemico, ovvero spedirlo nel carcere di Guantanamo.
mercoledì 27 ottobre 2010
venerdì 22 ottobre 2010
Liu Xiaobo...Una nuova "Storia di Pace"

Nella pagina "STORIE DI PACE", questa settimana raccontiamo la storia di Liu Xiaobo, Premio Nobel per la Pace nel 2010, ma che dopo il prestigioso riconoscimento, è rinchiuso in un carcere del suo Paese, la Cina, perchè considerato un dissidente del regime comunista cinese.
SOSTENIAMO LIU, AFFINCHE' POSSA RITROVARE LA LIBERTA' PERDUTA...
mercoledì 20 ottobre 2010
Proposta Letteraria:

Buskashi Viaggio dentro la guerra di Gino Strada (Medico fondatore di Emergency, associazione che cura le vittime di guerra in molti Paesi del Medio Oriente e dell'Africa)
lunedì 18 ottobre 2010
NUOVE PAGINE SUL BLOG
"Video di Pace" nella quale potrete trovare tutte le canzoni che parlino di PACE, NON VIOLENZA e LIBERTA'.
Amref per donne e bambini del Kenya
Al via l'iniziativa triennale di "Amref" finanziata dall'Unione Europea in collaborazione con "Chak", Ministero della Sanità e comunità beneficiarie. L'obiettivo è di raggiungere 27 mila donne in età riproduttiva e fornire cure di base a 25 mila bambini under 5. Il centro sanitario è quello di Kamboo, nel distretto di Mankindu. L'inziativa costerà 777 mila Euro. Si punta poi a incrementare l'utilizzo di servizi pre-natali e di pianificazione, a migliorare la copertura immunitaria per i bimbi al di sotto di 1 anno nelle comunità rurali di Kitui Nord e Makindu nella Provincia Orientale del Kenya. Le regioni inteessate dall'intervento, sono tra le più povere del Paese, con il 56% della popolazione che vive in condizioni di assoluta povertà.
Pena di morte, dalla Cina agli Usa 43 Paesi la praticano
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e puoi donare 2 euro a Save The Children per sostenere il progetto "Every One" e dire basta alla mortalità infantile. Inviando un SMS al numero 45503 dal tuo telefonino personale - per i clienti TIM, VODAFONE, WIND, 3 e COOPVOCE - o chiamando allo stesso numero da rete fissa TELECOM ITALIA.
giovedì 14 ottobre 2010
Bolivia, no al razzismo. Per legge
Dopo l'approvazione da parte della Camera dei Deputati della nuova legge contro il razzismo e la discriminazione, in Bolivia è scattata inesorabile la corsa alla polemica. E come al solito la partita fra esecutivo e oppositori non vedrà esclusi i colpi bassi. Nodo della discordia un articolo che indica che "il media che autorizzerà e pubblicherà idee razziste e discriminatorie sarà passibile di sanzioni economiche e della sospensione della licenza".
La nuova normativa, che dovrà adesso andare in discussione al Senato, prevede che le pene siano dunque piuttosto elevate. Ed è stata proprio questa la goccia che ha fatto traboccare il vaso dell'opposizione, che coglie al volo ogni occasione per attaccare l'esecutivo di Evo Morales. La nuova legge infatti, prevede che anche i mezzi di comunicazione siano soggetti a sanzioni in caso di diffusione di idee razziste o discriminatorie. Fatto che ha messo sul piede di guerra tutte le opposizioni del Paese che ritengono che la nuova misura vada ad intaccare la libertà di espressione.
L'accusa principale mossa a Morales è quella di voler zittire il dissenso e quindi di mettere il bavaglio anche ai mezzi di comunicazione non propriamente vicini al presidente. Fatto assolutamente rigettato da Morales e dai membri dell'esecutivo. "Il mio lavoro è quello di sradicare i razzisti che sono a capo dei mezzi di comunicazione. E questa norma darà fastidio solo a quelle persone che diffondono razzismo attraverso un microfono. Non metteremo a tacere i media e mai lo faremo" ha detto il presidente.
La battaglia politica è aperta e l'opposizione ha già fatto sapere che presenterà ricorso per la presunta incostituzionalità, soprattutto per gli articoli che si riferiscono ai mezzi di informazione della nuova legge. "E' come mettere una morsa ai media nello stile di Chavez, il presidente del Venezuela, anche se qui in Bolivia lo si sta facendo in un modo dissimulato" ha detto Mauricio Muñoz capo dell'opposizione alla Camera dei Deputati che ha anche sottolineato che Convergencia Nacional, gruppo di cui fa parte, "rifiuta categoricamente ogni forma di razzismo da qualsiasi parte provenga". Di diverso avviso Marinela Paco, presidente della Commissione per i diritti umani. "Le parole dell'opposizione sono menzogne" ha detto la Paco, che ha aggiunto come l'indignazione dell'opposizione sia la conferma di come "permettano, diffondano e amplifichino espressioni razziste e discriminatorie".
Spagna, si costituisce a Madrid la Commissione internazionale contro la Pena di Morte
La Commissione internazionale contro la pena di morte, guidata dall'ex direttore generale dell'Unesco, Federico Mayor Zaragoza, dal primo ministro spagnolo, Josè Luis Rodriguez Zapatero, il governatore del Nuovo Messico, Bill Richardson, e il ministro italiano, Giuliano Amato, verrà costituita formalmente oggi.
La commissione si raccoglierà alla vigilia del Giorno Mondiale e Europeo contro la Pena di Morte, che verra celebrato il 10 ottobre. L'obiettivo sarà ottenere una moratoria universale effettiva entro il il 2015 come primo passo per raggiungere l'abolizione totale della pena di morte.
Secondo Amnesty International, la pena di morte è stata abolita per tutti i reati in 94 paesi, mentre in altri dieci è stata abolita per tutti i reati salvo alcune eccezioni come in caso di guerra. Altri 35 paesi sono abolizionisti di fatto, mentre in 58 paesi è ancora applicata, ma solo in 25 paesi è stata applicata nel 2008. Quell'anno ci furono 2.390 esecuzioni in tutto il mondo e 8.864 condannati a morte.
L'idea della costituzione della commissione viene dall' iniziativa lanciata da Zapatero nel settembre 2008 davanti all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite per ottenere una moratoria universale sulla pena di morte per il 2015 e il divieto delle esecuzioni dei ritardati mentali e dei minori di età nel momento del commettere il delitto.
Inaugurata la nuova pagina "STORIE DI PACE" con PEPPINO IMPASTATO

La prima storia che raccontiamo è la storia di Peppino Impastato che attraverso la radio, insieme ai suoi amici, ha lottato contro la mafia, senza aver mai utilizzato armi, ma attraverso il dialogo, la non violenza e la libertà di parola, che tutti abbiamo per esprimerci liberamente.
mercoledì 13 ottobre 2010
I dubbi di Fidel sul socialismo: dobbiamo cambiare modello
Dopo due mesi dalla sua ricomparsa in pubblico, Fidel Castro parla per la prima volta sulla situazione di Cuba per dire che il modello economico in vigore a Cuba non è più appropriato al Paese. Castro non ha fatto riferimento al sistema socialista nel corso della lunga intervista rilasciata ad un giornale statunitense, nel corso della quale ha espresso il suo punto di vista su varie questioni internazionali. “Il modello economico cubano non è più adatto a noi”: è stata questa l’unica frase pronunciata dal leader rivoluzionario ottantaquattrenne su Cuba. L’isola da anni si dibatte tra gravi problemi economici, esplosi già agli inizi degli anni 90, dopo il collasso dell’Unione Sovietica, principale partner commerciale di Cuba. Castro ha esposto le sue preoccupazioni nell’intervista al mensile “The Atlantic”. Fidel rispondeva al giornalista Jeffrey Goldberg che gli ha chiesto esplicitamente se il modello economico di Cuba, l’unico paese comunista dell’America Latina, si potesse ancora esportare in altri paesi. Di qui, appunto la risposta: “Il modello economico cubano non è più adatto a noi”. Questo è il primo riferimento che fa l’ex presidente alla situazione del Paese da quando è ricomparso in pubblico lo scorso 7 luglio, dopo quattro anni di assenza per malattia. Nelle sue apparizioni pubbliche Fidel ha parlato sul rischio che esiste, secondo lui, di una guerra nucleare tra gli Stati Uniti e l’Iran. Tre settimane, poi, Fidel aveva stupito il mondo parlando per due ore ad un comizio in piazza all’Avana, davanti a decine di migliaia di cubani.
Un anno dopo essere arrivato alla presidenza, Raul Castro, 79 anni, ha promesso nel 2007 “cambi strutturali”. Nella prima sessione parlamentare di quest’anno, tenutasi ad agosto, lo stesso Raul ha annunciato che il governo continuerà ad affidare in gestione piccoli negozi ai loro dipendenti, andando dunque oltre le botteghe di barbiere, ma senza puntare ad una vera economia di mercato. Nell’annunciare l’aumento del numero dei liberi professionisti e la riduzione dei lavoratori statali, Raul Castro ha definito queste decisioni un “cambio strutturale” per rendere il sistema socialista “sostenibile” nel futuro.
Riforme e modificazioni, insomma, ma sempre nell’ambito del sistema socialista. Il governo di Raul sta studiando, “senza fretta”, un “aggiornamento del modello economico cubano retto dalle categorie economiche del socialismo e non del mercato”, ha dichiarato d’altra parte ai giornalisti il Ministro dell’Economia Marino Murillo. “Rimarrà la pianificazione centralizzata. La proprietà non sarà consegnata ai dipendenti”, ha sottolineato Murillo.
Nell’intervista Castro ha anche criticato il presidente iraniano Ahmadinejad esortandolo a smetterla di negare l’Olocausto e a diffamare gli Ebrei. “Credo che nessuno al mondo – osserva Castro – abbia ricevuto lo stesso trattamento riservato agli Ebrei. Non c’è niente a confronto dell’Olocausto”. Secondo il padre della rivoluzione cubana, il governo di Teheran servirebbe meglio la causa della pace riconoscendo “l’unicità” della storia di Israele e provando a capire meglio perché Israele teme per la sua sopravvivenza.
martedì 12 ottobre 2010
NUOVE PAGINE SUL BLOG
"EVENTI DI PACE" nella quale parleremo e citeremo tutti gli eventi che si svolgeranno in favore della PACE e della NON VIOLENZA.
"STORIE DI PACE" nella quale ogni settimana si parlerà di uomini e donne che hanno dedicato o che dedicano la loro vita alla PACE e alla NON VIOLENZA
A BREVE TERMINE VERRANNO AGGIUNTE ALTRE PAGINE PER RENDERE QUESTO BLOG SEMPRE PIU' AGGIORNATO E AL PASSO COI TEMPI, SPERANDO CHE TUTTI INSIEME, OPERATORIDI PACE E NON POTREMO LOTTARE PER COSTRUIRE UN NUOVO MONDO DOVE PACE E NON VIOLENZA SIANO ALLA BASA DEL NOSTRO SANO VIVERE.
IO STO CON EMERGENCY

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L’Afghanistan ci costa 51 milioni al mese, Strada: “E non sanno neppure dove si trova”

L’Afghanistan ci costerà 51 milioni al mese, quest’anno. A fronte dei 45 dell’anno scorso. In febbraio il Senato ha votato il rifinanziamento della missione, e da giugno la spesa sarà ancora più alta. La Russa l’ha detto: arriverà un altro migliaio di sodati. Eppure l’invio e la permanenza del nostro contingente, a fronte del “pantano” che la missione si sta dimostrando essere, sembra collimare sempre meno con l’articolo 11 della Costituzione, quel “L’Italia ripudia la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali” fin troppo ignorato.
Gino Strada, di Emergency, è del tutto contrario alla riconferma dell’invio di nostri soldati. ”Vivo questo voto con l’animo disgustato da questa classe politica, che definisco di delinquenti politici. Perché quando una classe politica, la stragrande maggioranza del parlamento, vota contro la Costituzione del proprio paese, delinque contro la propria Costituzione, quindi il termine è appropriato. Oltre questo – ha continuato Strada – c’è lo sdegno per chi non vuol vedere la strage di civili che sta avvenendo in questi giorni, proprio in queste ore, dove si stanno compiendo crimini di guerra inauditi. Non solo si massacrano civili ma si impedisce che i feriti vengano evacuati negli ospedali. Di questo, ovviamente, abbiamo numerose testimonianze, da parte dei pochi che sono riusciti a superare i cordoni che le forze di occupazione hanno disposto intorno ai luoghi dei bombardamenti. Chiediamo ancora, con forza, che si apra un corridoio umanitario per soccorrere la popolazione civile di Marjah“.
Il capo dell’associazione volontaria ha poi un appunto da fare sui mezzi del contingente italiano. Il ministro della Difesa aveva assicurato: i nostri velivoli non possono portare agli errori cui hanno condotto i militari americani. ”Al ministro chiedo, e allora cosa sono i nostri, aerei da turismo? – ha commentato, duro, il medico – Cosa fanno, portano in giro i turisti a vedere i bombardamenti? Cosa ci fanno gli aerei militari in zone dove si sta bombardano? Sono affermazioni ridicole. Piuttosto, possiamo indicare alcuni dei pericolosi terroristi feriti dalle operazioni militari nella zona di Marjah. Feriti, perché i morti non li vediamo. Un ragazzo di 10 anni di nome Fasel, una bambina di 12 di nome Rojah che stava prendendo acqua al pozzo e si è presa una pallottola in un fianco, Said, di 7 anni, con una pallottola nel torace, un bambino di 9 anni di nome Akter che stava guardando dalla finestra quando gli hanno sparato in testa… questi sono i talebani“.
“I nostri politici – ha detto Gino Strada – non sanno niente dei talebani, non sanno di cosa parlano. Non saprebbero nemmeno indicare l’Afghanistan su una cartina muta. Purtroppo, questa è la gente che prende decisioni costano la vita a tanti afgani. E che costa una quantità di soldi impressionanti agli italiani. Siamo un paese dove si perdono centinaia di migliaia di posti di lavoro e si buttano via centinaia di milioni in una guerra per sostenere questo piuttosto che quel governo afghano. Mi piacerebbe avere un parlamento decente. Sull’Afghanistan continuano a dire agli italiani bugie clamorose, palle gigantesche. L’unica cosa da fare è smettere di sostenere questa classe politica. Io, personalmente, mi rifiuto di andare a votare. Lo farò quando ci saranno politici degni di questo nome”.
Cordoglio per i nostri quattro militari. E' giunta l'ora di dire basta.
NON POSSIAMO PERMETTERE CHE QUESTI PERSONAGGI CONSENTANO TUTTO QUESTO INGIUSTAMENTE.
CORDOGLIO CARI FRATELLI, UN MESSAGIO D'AMORE VA ALLE VOSTRE FAMIGLIE CHE HANNO SEMPRE CREDUTO IN VOI. TUTTO DEVE FINIRE, NON PIU' GUERRE INGIUSTA PER UNA CAUSA IRRONEA. BASTA CON CHIACCHIERE INUTILI, BASTA CON LA GUERRA PER LA CONQUISTA DEL PETROLIO, SPACCIATA PER UNA GUERRA AI TALEBANI, CHE SONO CAPRI ESPIATORI DI QUESTA INGIUSTA GUERRA.
sabato 2 ottobre 2010
Giornata mondiale della nonviolenza: assicurare i diritti umani

Si celebra oggi, 2 ottobre, la 'Giornata internazionale della nonviolenza'. Istituita dall''Onu lo scorso anno, la giornata - che ricorre nell'anniversario della nascita del Mahatma Gandhi - intende "promuovere una cultura della pace, della tolleranza, della comprensione e della nonviolenza". "L'ispirazione che ci viene dal Mahatma Gandhi è oggi necessaria più che mai" - evidenziava il Segretario Generale dell'Onu, Ban Ki-Moon lo scorso anno inaugurando le celebrazioni della giornata.
Nel suo messaggio per la Giornata odierna Ban Ki-Moon sottolinea lo "speciale significato" della ricorrenza quest'anno in cui si celebra il 60° anniversario della 'Dichiarazione Universale dei diritti umani'. "C'è un profondo filosofico legame tra i principi fondamentali dei diritti umani racchiusi nella Dichiarazione Universale e quelli praticati dal Mahatma Gandhi" - afferma Ban Ki-Moon mettendo in risalto che "la risposta per il Mahatma Gandhi è da trovarsi nell'agire" - cioè secondo le parole del Mahatma - "un'oncia di azione ha più valore di tonnellate di predicazione". "E' nostro impegno assicurare che i diritti proclamati nella Dichiarazione Universale diventino una realtà viva, che siano conosciuti, compresi e goduti da tutti e ovunque" - continua Ban Ki-Moon. Ricordando che "i diritti di troppi popoli sono tuttora violati il Segretario Generale dell'Onu conclude sottolineando che "proprio per questo l'eredità del Mahatma Gandhi è oggi più importante che mai".
In occasione della Giornata ha preso il via il progetto "Interventi civili di pace", frutto di un coordinamento tra sette diversi soggetti della società civile italiana attivi nel campo dell'educazione alla pace e alla nonviolenza e dei diritti umani.
Numerosi gli eventi e le manifestazioni nel mondo e anche in Italia: in particolare vanno ricordati quelli promossi e segnalati dal movimento Umanista che dal 17 al 19 ottobre celebrerà il Forum Umanista Europeo con il convegno "La forza della nonviolenza". A Firenze nell'ambito della campagna 'Il prossimo sono io' verranno esposte in Piazza della Signoria le centinaia foto di persone che si sono fatte fotografare per denunciare le "politiche della sicurezza" che colpiscono gruppi circoscritti e minoranze, finendo per negare i diritti di tutti.
Il Centro di ricerca per la pace di Viterbo presenta sul settimanale online "La nonviolenza è in cammino" diversi interventi di approfondimento e attualità sulla nonviolenza.
"Antica come le montagne ma attualisssima, la nonviolenza" - afferma Michele Boato. In tempi di Irak, Afghanistan, Georgia, persecuzione dei rom, minaccia nucleare, ecc. ecc. la nonviolenza è un faro che ci deve guidare sia nelle nostre azioni, che nella valutazione di cio che succede nel mondo: stare dalla parte dei più deboli, dire la verità senza terrorismi di alcun genere, nella fiducia che anche il peggior "nemico" può cambiare, che la coscienza dei subalterni può ribellarsi, che la verità è rivoluzionaria. E' la forza della verità il cuore della nonviolenza così come Gandhi ce l'ha trasmessa, ma prima di lui Gesù Cristo, Ildeagarda da Bingen, Francesco e Chiara d'Assisi, Tolstoj, e una infinita processione di persone più o meno sconosciute, che ha difeso la terra, i poveri, i lebbrosi, gli extracomunitari. E' la nonviolenza il cuore del vero progresso, quello dei diritti, del ben-essere, della pace e della cooperazione".
"Di fronte alla insidiosa e strisciante scia di violenza che serpeggia un po' ovunque non basta più sedersi a discutere sul da farsi. Bisogna agire, bisogna farsi sentire, bisogna non temere di far vedere che il popolo della nonviolenza esiste e resiste" - sottolinea suor Elisa Kidane nel suo intervento. "Nonviolenza, ce lo insegna Gandhi, non è latitanza dagli impegni sociali e politici. Di fronte alla insidiosa e strisciante scia di violenza che serpeggia un po' ovunque bisogna mettersi in marcia, avere il coraggio di camminare in mezzo alla gente, di entrare in tutti quei luoghi, quali la scuola, le università, le fabbriche, una volta fucine di cambi sociali in favore dei più deboli. Bisogna riappropriarsi dell'impegno morale di impedire che il male prevalga su questa nostra umanità, il cui unico sogno è di vivere dignitosamente. E' l'imperativo della nonviolenza. Sull'esempio di quelle miriadi di persone, in tutti i sud del mondo, che ogni mattina, nonostante il fardello che sono obbligate a portare sulle spalle, riprendono il cammino del coraggio e tracciano sentieri e mete per dare un volto nuovo a questa società, sazia di benessere e stanca di sognare".
"Il ricordo del Mahatma Gandhi è ancora una volta occasione per accendere l'attenzione sulle tante violenze del nostro tempo; un'occasione per dire tanti no e un solo grande si': un'occasione per dire sì alla pace" - ribadisce Leoluca Orlando. "La pace è no alla guerra, ed è sì al rispetto della persona umana. Nonviolenza e pace si intrecciano vicendevolmente nel messaggio gandhiano in un tempo nel quale l'umanità si acquieta nel constatare e nel tentare di perseguire il no alla guerra, ma incapace di andare oltre, incapace di cogliere - come oggi ci ricordiamo di esser nostro dovere cogliere - l'obiettivo di vivere in un mondo senza violenze, senza guerre ma capace di vivere anche compiutamente il rispetto della persona umana, di ogni persona umana; il rispetto di quelli che sono - troppo volte mortificati - i diritti umani".
martedì 21 settembre 2010
Benedetto XVI e la Palora di Dio per sostenere la non violenza
La situazione sta diventando insostenibile e nessun politico sembra rendersene conto, o forse fa finta di non rendersene conto. Anche Papa Benedetto XVI ha espresso, nei giorni scorsi, il suo forte e chiaro messaggio di pace e non violenza, contestando duramente il nazismo, il terrorismo e la guerre che minacciano ogni giorno milioni di persone. Il Papa, che sempre nei giorni scorsi e' stato in visita a Londra, è stato vittima di un presunto attentato, fortunatamente sventato. ecco perciò che la difficile situazione in Iran e il suo esasperante leader, l'incomprensibile vicenda della guerra in Afghanistan, e tutti gli episodi che si delineano in credenze pseudo religiose, comportano un forte disequilibrio nel mondo, che resta impassibile e senza una piena coscienza democratica.
NON SI PUO' ANDARE AVANTI COSI' DOBBIAMO FARE IN MONDO CHE BENEDETTE XVI SI IMPEGNI, ATTRAVERSO LA PAROLA DI DIO, A DIFFONDERE NEL MONDO UN NUOVO MESSAGGIO DI PACE, CHE POSSA TROVARE NELLA RELIGIONE CATTOLICA/CRISTIANA, UN PRINCIPIO FONDAMENTALE DELLA NON VIOLENZA. ATTROAVERSO LA PAROLA DI DIO, SARA' POSSIBILE INTAVOLARE UNO SPUNTO DI RIFLESSIONE PACIFICO E DI PUREZZA PER RIPORTARE LA PACE CHE NEL MONDO E' ANCORA UTOPIA.
lunedì 20 settembre 2010
Cordoglio per il militare italiano scomparso
Tutta una montatura per farci credere che lottano contro il terrorismo. Ma la vera causa, e non smetterò mai di dirlo, è solo una questione politica, affari da denaro sporco, affari milionari per la monopolizzazione dell'Oro nero.
E la guerra in IRAQ? NON FA PIU' NOTIZIA. Condannato alla pena di morto, Saddam Hussein, continuano ad uccidere civili, ingiustamente e oramai neanche si contano più le vittime. Non possiamo permettere che queste guerre, che i politici chiamano ancora "missioni di pace", possan diventare nuove guerre dimenticate. Dobbiamo fermarli, dobbiamo far sentire la voce, non possiamo permettere a questi STRONZI politici, di farsi i CAZZI loro.
NON SI PUò, OGGI CI RITROVIAMO QUI A PIANGERE IL NOSTRO SOLDATO E OGNI GIORNO VORREMMO CHE FOSSE L'ULTIMO, MA A MALINCUORE NON SARà COSì E PRESTO, LA GUERRA CONTINUA, E PIANGEREMO ALTRI EROI.
venerdì 10 settembre 2010
I dubbi di Fidel sul socialismo: "Dobbiamo cambiare modello"
L'Avana
Dopo due mesi dalla sua ricomparsa in pubblico, Fidel Castro parla per la prima volta sulla situazione di Cuba per dire che il modello economico in vigore a Cuba non è più appropriato al Paese. Castro non ha fatto riferimento al sistema socialista nel corso della lunga intervista rilasciata ad un giornale statunitense, nel corso della quale ha espresso il suo punto di vista su varie questioni internazionali. "Il modello economico cubano non è più adatto a noi": è stata questa l'unica frase pronunciata dal leader rivoluzionario ottantaquattrenne su Cuba. L'isola da anni si dibatte tra gravi problemi economici, esplosi già agli inizi degli anni 90, dopo il collasso dell'Unione Sovietica, principale partener commerciale di Cuba. Castro ha esposto le sue preoccupazioni nell'intervista mensile "The Antlantic".
Fidel rispondeva al giornalista Jeffrey Goldberg che gli ha chiesto esplicitamente se "il modello economico di Cuba", l'unico paese comunista dell'America Latina, si potesse ancora esportare in altri paesi. di qui appunto la risposta: "Il modello economico cubano non è più adatto a noi". Goldberg ha intervistato Fidel la settimana scorsa all'Avana.
Questo è il primo riferimento che fa l'ex presidente alla situazione del Paese da quando è ricomparso in pubblico lo scorso 7 luglio, dopo quattro anni di assenza per malattia. nelle sua apparizioni pubbliche Fidel ha parlato sul rischio che eisste, secondo lui, di una guerra nucleare tra gli Stati Uniti e l'Iran. tre settimane fa, poi, Fidel aveva stupito il mondo parlando per due ad un comizio in piazza all'Avana, davanti a decine di migliaia di cubani.
Un anno dopo essere arrivato alla presidenza Rual Castro, 79 anni, ha promesso nel 2007 "cambi strutturali". Nella prima sessione parlamentare di quest'anno, tenutasi ad agosto, lo stesso Raul ha annunciato che il governo continuerà ad affidare in gestione piccoli negozi ai loro dipendenti, andando dunque oltre le botteghe di barberie, ma senza puntare ad una vera economia di mercato. nell'annunciare l'aumento del numero dei liberi professionisti e la riduzione dei lavoratori statali, Raul Castro ha definito questa decisione un "cambio strutturale" per rendetre il sistema socialista "sostenibile" nel futuro. Riforme e modificazioni, insomma, ma sempre nell'ambito del sistema socialista. il governo di Rual sta studiando, "senza fretta", un "aggiornamento del modello economico cubano retto dalle categorie economiche del socialismo e non del mercato", ha dichiarato d'altra parte ai giornalisti il ministero dell'Economia Marino Murillo. "Rimarrà la pianificazione centralizzata. La proprietà non sarà consegnata ai dipendenti, ha sottolineato Murillo.
nell'intervista Castro ha anche critcato il presidente Ahmadinejad esortandolo a smetterla di negare l'Olocausto e diffamare gli ebrei. "Credo che nessuno al mondo - osserva Castro - abbia ricevuto lo stesso trattamento riservato agli ebrei. Non c'è niente a confronto dell'Olocausto". Secondo il padre della rivoluzione cubana, il governo di Teheran servirebbe meglio la causa della pace riconoscendo "l'unicità" della storia di Israele e provando a capire meglio perchè Israele teme per la sua sopravvivenza.
mercoledì 18 agosto 2010
Afghanistan, nuove vittime innocenti, ancora silenzio...
Ovviamente i politici come Obama, Berlusconi, Cameron (il nuovo Primo Ministro inglese) non hanno minimamente affrontato il problema. Non hanno nemmeno espresso il loro cordoglio, che arriva prontamente quando muoiono solo i soldati impegnati in guerra. E allora? Quanti sono i civili innocenti uccisi? Questo purtroppo non lo sapremo mai, perchè tutti i telegiornali e tutti i quotidiani, che hanno libertà di stampa e di informazione, non possono dare questa notizia perchè sono manipolati da persone che seguono l'ideologia di filo-berlusconiana, che vieta a tutta la stampa di non dare certe notizie.
E intanto laggiù in Medio Oriente continuano a morire persone, continuano a combattere soldati che non sanno più neanche il motivo di questa orrenda guerra.
Fermiamo questa guerra, ma facciamolo in modo concreto, portando la pace e la democrazia, con il dialogo e l'amore, perchè sono gli unici mezzi per poter dare un senso a un nuovo mondo possibile.



